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20 - غشت - 2017


A cura di Valeria Di Felice

Q: Come concili il tuo lavoro di medico con quello di scrittrice? C’è qualche relazione tra i due?
R: Sia la professione di medico che quella di scrittore si confrontano costantemente con i temi del dolore e della morte. La medicina cura il corpo nello stesso modo in cui la scrittura guarisce l’anima. In qualità di pediatra sono particolarmente vicina al mondo dei bambini, cosa che mi riporta indietro alla mia infanzia. Inoltre, come scrittrice, ho bisogno di rimanere bambina dentro. D’altro canto, la professione medica può essere considerata una scelta, mentre la scrittura ti scorre nelle vene e non puoi scegliere il tuo destino. Nel mio caso, la scrittura fa bene alla mia vita professionale, perciò sono diventata più sensibile e comprensiva nei confronti delle sofferenze umane. Al tempo stesso, la carriera medica arricchisce la mia scrittura: riesco a percepire in maniera profonda la fragilità e i limiti della vita.

Q: Quali sono i temi a cui ti ispiri per i tuoi romanzi e le tue poesie e che riscontro hanno nella società marocchina?
R: Traggo ispirazione dalla vita in generale e dal comportamento umano. Sono affascinata dalla potenza costruttiva e allo stesso modo da quella distruttiva. Sono mossa dalla capacità umana di amare con passione e disperazione e di odiare altrettanto intensamente.
Il mio secondo romanzo intitolato Le grinfie del piacere  è stato proibito in Kuwait perché trattava della prostituzione maschile. Era la prima volta che la letteratura araba si occupava di questo fenomeno. Fortunatamente la società marocchina è più aperta nei confronti di questa tematica.

Q: Durante un’intervista hai detto: “Di fronte a una poesia obesa rispondo con dei versi snelli.”  Cosa intendevi dire?
R: Adoro le poesie brevi che veicolano un significato profondo come l’haiku. Sono contro l’obesità nella poesia. Forse la mia formazione professionale di carattere scientifico mi ha spinto verso la semplicità e la precisione. Per questo motivo mi concentro di più sull’emozione che scaturisce dalla poesia  che sul lessico. Nella poesia araba classica veniva data più attenzione all’eloquenza e alla formulazione del verso. Tuttavia, nella scrittura moderna, la poesia segue la tendenza attuale alla ‘snellezza’.


Q: Nel tuo ultimo libro tradotto in italiano da Reddad Cherrati, Fogli innamorati, il richiamo all’amore è evidente. Che cosa è per te l’amore e da cosa sei stata ispirata per tradurre in versi poetici il tuo immaginario d’amore?
R: Senza esagerare, per me l’amore equivale alla vita. L’amore rende l’essere umano più vivo, più creativo. E il mistero dell’amore, così come quello della morte, è stato da sempre fonte di ispirazione per scrittori e artisti.

Q: Ricorri spesso alla metafora della farfalla. Che significato ha?
R: A mio avviso la farfalla rappresenta il carattere effimero e la fragilità della bellezza e della vita. La mia poesia intitolata Butterfly of the End of Spring  disegna il ritratto delle donne del medioevo e i diversi modi in cui si rapportano alla fugacità del tempo. Non siamo tutti uguali quando affrontiamo il dolore e la tragedia e reagiamo in modo diverso a seconda della nostra sensibilità. In un certo senso assomigliamo a una farfalla.

Q: Nelle tue poesie si avverte la tematica del corpo. In una mia recensione, commento: « Il corpo è vissuto come centro di irradiazione che, con le sue nudità, le sue mimiche, le sue fragranze, trascende e assorbe l’individuo per condurlo nella direzione del Senso (...) Ciò che emerge dalla lettura dei versi non è una coscienza atrofizzata che riduce il corpo a “oggetto tra gli oggetti”, ma è disponibilità vertiginosa verso una sensibilità che si fa interprete del desiderio, inteso come slancio alla vita, ricerca del sé e dell’altro, elevazione verso un mondo emotivo in sospensione ricco di echi, derive, movimento. »
Dunque, qual è il rapporto tra il corpo, l’amore e la poesia?
R: Sono estremamente interessata alla simbologia del corpo nella letteratura e cultura araba e in quella occidentale. Di sicuro il corpo emerge come una componente importante dell’identità; tuttavia, esso
è poco esplorato nella cultura marocchina. Mi chiedo se sia possibile scrivere al di fuori del circolo del corpo. Uno scrittore ricostruisce e ristruttura il proprio corpo durante il processo di scrittura. Intendo dire, attraverso il corpo della pagina, il Corpo della lettera e il corpo della poesia – come diciamo in arabo.
La rappresentazione del ‘corpo’ in letteratura risale ai tempi antichi. La poesia pre-islamica chiamata “Jahili” celebra il corpo; il “Ghazal” è la prova che il “corpo” ha giocato un ruolo essenziale nella poesia araba. Anche altre forme di creatività come la pittura, la scultura e la fotografia hanno tratto ispirazione dal Corpo, nonostante l’opinione negativa della religione.
Ritengo che, in qualità di medico, la mia relazione con il corpo sia semplicemente naturale, trasparente e priva di ogni imbarazzo. Secondo un punto di vista medico, tutti hanno bisogno di riconciliarsi con il proprio corpo e di fare pace con esso per trovare il giusto equilibrio. E riconciliazione significa dialogare con il corpo per esprimere il suo desiderio attraverso le parole.
La scrittura è direttamente correlata all’esperienza in vita: sociale, spirituale, fisica senza tralasciare quella sessuale. D’altro canto, in qualità di poeta, nutro forte propensione per il corpo e il mio narcisismo mi conduce naturalmente al mio. Dovremmo tutti essere innamorati del nostro corpo al fine di riuscire ad amare gli altri e ad essere amati a nostra volta.

Q: Le tue poesie sono state tradotte in francese, inglese, spagnolo, turco, danese, tedesco, svedese. Qual è la tua sensazione quando ascolti poesie in lingue che non conosci?
R: La poesia non ha nazionalità né confini. Quando leggiamo una poesia comunichiamo sentimenti oltre che parole. Non abbiamo bisogno di comprendere le parole per apprezzare o essere toccati dalle poesie. Ecco perché, quando ascolto le mie poesie in altre lingue, cerco di percepire l’emozione come se fosse l’eco della mia stessa voce e osservo al contempo la reazione del pubblico attorno a me. Si crea un’energia semplicemente meravigliosa.

Q: Tu hai girato il mondo e hai conosciuto tanti poeti e scrittori. C’è qualche incontro che ti è rimasto impresso?
R: Viaggiare allarga i miei orizzonti e mi insegna a pensare e parlare patendo da una visione più approfondita dell’umanità. Ogni incontro aggiunge qualcosa di nuovo alla mia vita. Ogni incontro arricchisce la mia esperienza e come un bambino sono sempre colpita da quello che scopro. Forse la cultura cinese mi ha colpito così tanto perché risulta totalmente differente e misteriosa.

Q: Quali sono i tuoi prossimi progetti?  A cosa stai lavorando? 
R: Ho in cantiere un nuovo libro di poesia che verrà pubblicato a breve sia in arabo che in inglese. Presto uscirà anche un nuovo romanzo e una traduzione cinese di alcune delle mie poesie selezionate.

Martinbook Festival 30 luglio 2010 - Italia

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